Passione Azzurra

Luca da Bologna: "La Nazionale non la abbandono mai!"

Un tifoso azzurro che ha assistito allo sfortunato pareggio contro la Svezia ci racconta la sua esperienza sugli spalti del Giuseppe Meazza

giovedì 10 gennaio 2019

Luca da Bologna:

Luca Nannoni, ventiseienne bolognese, cameriere, barista e responsabile organizzativo del settore giovanile di una società calcistica, ci racconta il suo attaccamento alla maglia azzurra, anche dopo la sfortunata gara di ritorno dello spareggio con la Svezia per il Mondiale 2019.

“Quanto è passato?!”

“Due minuti e mezzo... siamo a metà recupero.”

“C’è ancora tempo! C’è ancora tempo!”

“Dai Gigi, mettila dentro te dal corner, non è finita!”

“È finita ragazzi...”

Non sento neanche il fischio finale, troppo in preda all’adrenalina e al cronometro che scorre inesorabile sotto i miei occhi.
Capisco che è finita solo quando vedo braccia in maglia gialla alzarsi al cielo, dopo 90 minuti in cui un popolo intero si sollevava per portare in cima al mondo gli Azzurri.

Non sento il freddo, in quest’ora e mezza con indosso solo una termica azzurra sotto la maglia di Gilardino del 2006.
I brividi sono più un misto di ansia e ardore, in una partita vista freneticamente in piedi, accovacciato sul seggiolino o saltando sopra esso.

Cerco lo sguardo dei miei compagni di avventura in questa trasferta a San Siro. Siamo sparsi in gruppetti, ma siamo una cosa sola.
Ci diamo man forte con chi sta vicino a noi, sconosciuti che per una sera sono come fratelli. Non può essere diversamente quando corre in campo la maglia Azzurra.

Siamo inebriati da questo stadio stracolmo, da questo perpetuo coro assordante che cerca di spingere la palla in rete. Ci alziamo in piedi ad ogni giocata, ad ogni azione che sembra essere quella giusta per ribaltare un’andata maledetta.

Abbiamo gli occhi della tigre quando suona il nostro inno, siamo davvero il dodicesimo uomo in campo. 
Non possiamo pensare che tutto possa finire ancor prima di iniziare.
Non è immaginabile chiudere gli occhi dopo questa sfida e svegliarci con l’incubo che la Russia sia solo un miraggio per noi e un paradiso per gli altri.

Basta un attimo per decidere di fare due macchine da Bologna per vivere il sogno Mondiale.
Sogno nella sua essenza, ma che deve essere pratica sbrigativa per il nome che portiamo.

Italia è Mondiale, non può essere altrimenti.

Si avviano i motori, e in un attimo questo nastro riavvolto riprende il suo normale andamento verso la fine di questo film, in sé magnifico per mille aspetti, con un’unica grande macchia portata all’occhio da un triplice fischio.

La mente e il cuore non possono abbandonare il pensiero fisso di questa cruda realtà che fa un male cane. Fa male vedere sfilare per l’ultima volta la maglia Azzurra da mostri sacri del nostro tempo Azzurro.

In primis te, Gigi.

Non doveva finire così, le lacrime non dovevano scorrere per una sconfitta del genere.

E tornando verso casa lo sguardo non si distoglie da San Siro, che si allontana. L’orecchio vuole farsi male apposta sentendo i commenti della radio. Il giorno dopo si cercherà il giornale, anche se il titolo è noto.

E’ per tutto ciò che la Nazionale non la abbandoni mai.
Anche in momenti del genere è sempre la tua amata.
Potrà farti male, ma se l’ami veramente la perdoni.

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